VENEZIA - Una zia a cui piaceva raccontare, una grande casa per quattro sorelle e un negozio di giocattoli così amato da cambiare la toponomastica della città.

A rievocare la storia del ponte dei giocattoli è una discendente della famiglia che ha gestito la bottega fino agli anni Settanta: Daniela Milani Vianello, che ne ha tratto un romanzo edito da La Toletta. «L'idea è nata durante una passeggiata ai Murazzi da sola - racconta l'autrice, che abita al Lido - Il pensiero è andato a una mia vecchia zia e da lì, camminando, un passo dopo l'altro ho ripercorso l'intera storia di quella vecchia famiglia. Arrivata a destinazione mi sono detta che avevo in mano un romanzo». E attraverso queste vicende, di riflesso, si colgono i cambiamenti della città.

«La vita di queste famiglie corrisponde alla vita di Venezia, vista non attraverso le imprese di personaggi importanti, ma con gli occhi di una famiglia piccolo borghese, di commercianti, che aveva però il polso della città. Chi non compra un giocattolo almeno una volta?». La storia di una famiglia diventa così la storia della Venezia tra Ottocento e Novecento, «con le due guerre, le tensioni, le bombe, i rossi e i neri. Il ponte di San Giovanni Grisostomo poi era un punto in cui spesso si incontravano le due fazioni, dirette in luoghi diversi della città. C'era preoccupazione che accadesse qualcosa», racconta Milani Vianello, che ricorda anche come «a frequentare il negozio c'erano tanti muranesi, soprattutto per la notte di San Nicola quando la bottega era talmente piena di giocattoli che venivano disposti anche nel campiello Flaminio Corner. Non c'erano vaporetti e i clienti arrivavano da Murano in traghetto, sbarcando dietro la chiesa di San Canciano».