«A Beautiful thing». Non sorprende che Donald abbia definito «una cosa bella» l’idea di un pedaggio per le navi che passano da Hormuz, visto che poco prima aveva parlato di «una vittoria totale e completa su Teheran». Certo, l’idea di Trump, è quella di una joint-venture Usa-Iran, con tanto di divisione degli incassi, «per mettere in sicurezza lo Stretto anche da altre persone». Una magra consolazione, visto che a pagare saranno tutti gli altri. I fatti per ora dicono che se prima della guerra la navigazione nello Stretto, da cui passa un quinto del gas e del petrolio mondiale, era libera e gratuita, con la tregua il transito, controllato e a pagamento, è una pericolosa arma geopolitica. Una gabella da 2 milioni di euro a nave che può cambiare per sempre anche i costi delle catene di approvvigionamento mondiali. Un affare da 100 miliardi all’anno, dicono fonti Iraniane. Qualcosa che vale non meno di 70-90 miliardi per Jp Morgan. Un «pericoloso precedente» per Arsenio Dominguez, segretario generale dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO). «Non possiamo permetterci», ha detto a BloombergTV, «un approccio diverso in cui un altro Paese introduce un meccanismo differente non in linea con la prassi internazionale». Lì dove a confermare l’«approccio diverso» imposto è proprio l’Iran, in attesa che il listino prezzi dei Guardiani della Rivoluzione diventi ufficiale.
Hormuz, cosa succede ora? Il “pizzo” in mare chiesto dall’Iran, un affare da 100 miliardi all'anno (e un rischio per il commercio globale)
«A Beautiful thing». Non sorprende che Donald abbia definito «una cosa bella» l’idea di un pedaggio per le navi che passano da Hormuz, visto che poco prima aveva...













