Roma, 9 apr. (askanews) – Parlare alle Camere perché opinione pubblica intenda. Provare a dimostrare che la batosta referendaria è stata avvertita forte e chiara ma anche messa alle spalle, che una cosa è non essere invincibili, altra è comportarsi da sconfitti. Insomma, raddrizzare la narrazione enfatizzando le cose fatte e rimpicciolendo i passaggi a vuoto, come quello del voto sulla riforma della giustizia (che giudica una “occasione persa”) e il conseguente scossone causato dalle dimissioni richieste a Santanché, Bartolozzi e Delmastro. Su tutto un messaggio: il governo va avanti senza rimpasti o elezioni anticipate e io non scappo.
Giorgia Meloni prova a farlo in 53 minuti, tanto è durata la sua informativa prima alla Camera e poi al Senato, non molti meno dei 70 con cui il 25 ottobre del 2022 chiese quella fiducia per il suo governo che, sottolinea, “non è mai venuta meno”. Non è una precisazione casuale, perché la presidente del Consiglio sin dall’inizio ha voluto evitare che questo passaggio fosse percepito come una richiesta di rilegittimazione parlamentare: per questo, quando le opposizioni le hanno chiesto di presentarsi per spiegare come era messo l’esecutivo, ha scelto di non rendere comunicazioni che avrebbero previsto un voto.














