ROMA. «Nessun rimpasto, e non ci dimetteremo, governeremo fino all'ultimo giorno del nostro mandato». Il governo si schiera al completo tra i banchi come nelle grandi occasioni. Accanto a Giorgia Meloni per la sua informativa ci sono tutti. C’è anche Matteo Piantedosi, non Andrea Delmastro chiaramente. Meloni, comunque, chiude la parentesi referendaria e pure quella “dimissionaria” per aprire la lunga campagna per le Politiche del prossimo anno. «Non annuncio cose roboanti» dice, ma punta la bussola verso blocco navale, piano casa e stretta sulla sicurezza con tanto di assunzione di 10mila ausiliari. Un ritorno alle origini. Oltre un’ora di intervento che tocca i suoi apici in una lunga lista di j’accuse nei confronti dell’opposizione. Provoca, sfida, rilancia. «Vi vedo nervosi» dice quando il centrosinistra mormora. A tratti se la ride. «Ci metto la faccia» rivendica.
Schlein a Meloni: la sfida l’hai già persa, il popolo vi ha battuto alle urne
«Se volete inveire contro chi sta governando nella tempesta» aggiunge. Respinge ogni accusa su eventuali connessioni di FdI con la mafia e tira fuori dal cilindro il coniglio di una inchiesta parlamentare. Se la prende direttamente con Elly Schlein. «Mente, il lavoro è più stabile». E ancora, spostando il focus sugli Esteri: «Non siamo subalterni agli Usa, siamo testardamente unitari, come direbbe Elly Schlein». C’è tutto nel discorso di Meloni. A mancare però è la condanna aperta alle iniziative di Donald Trump.











