Dura tre mesi ma, per circa 14 milioni di italiani, anche sette-otto. È molto lunga la primavera degli allergici. Inizia a marzo e, fino a ottobre, per loro può essere tempo di rinite, congiuntivite, tosse, asma e stanchezza a causa del sonno disturbato.
Il riscaldamento globale e il conseguente innalzamento delle temperature provocano la fioritura anticipata di molte piante e la prolungano nel tempo. Le temperature più alte e l’aumento della concentrazione di CO₂ stanno infatti alterando i cicli naturali delle piante, favorendo la produzione di pollini in quantità maggiori e anticipando l’inizio della loro diffusione.
LE CITTÀ
L’inquinamento atmosferico contribuisce a intensificare gli effetti allergizzanti dei pollini, rendendoli ormai sempre più aggressivi per le vie respiratorie. Le polveri sottili e gli agenti inquinanti presenti nelle aree urbane, inoltre, si combinano con i pollini, aumentando il rischio di reazioni allergiche anche in persone che non avevano mai sofferto di questi disturbi in precedenza. E questo spiega perché l’incidenza delle allergie respiratorie è maggiore nelle città rispetto alle aree rurali, dove l’aria è generalmente più pulita. Il mix del forte caldo con l’inquinamento scatena una presenza maggiore di allergeni per un periodo più lungo e intenso rispetto al passato. Da qualche anno a questa parte i pazienti allergici hanno cominciato ad accusare i sintomi tipici già alla fine dell’inverno o anche in estate e in autunno. Nel 2025, gli esperti hanno registrato la presenza di pollini con un anticipo di circa 45 giorni rispetto al consueto. Anche quest’anno la fioritura è arrivata presto, poi pioggia e vento hanno fatto da trasportatore ovunque. Eventi estremi e temporali intensi, infatti, possono poi concentrare pollini nell'aria, provocando picchi di attacchi asmatici. L'aumento delle temperature, spiegano gli allergologi, sta determinando la diffusione anche in autunno di pollini di varie specie che concentrano la fioritura tra la primavera e l'estate, con un rilascio di carico pollinico sempre più abbondante. A questo si aggiungono fioriture primaverili anticipate e pollinazioni invernali prolungate. Secondo uno studio pubblicato su Nature Communications tra pochi decenni la stagione critica per le allergie anticiperà sempre di almeno quaranta giorni in primavera e sarà più lunga di tre settimane in autunno. Alcune piante, come l’ambrosia, sono particolarmente problematiche perché producono grandi quantità di pollini altamente allergenici. Condizione che prolunga l’esposizione e rende più difficoltoso il controllo dei sintomi. E non è solo una questione di durata ma anche di incidenza: i sintomi delle riniti allergiche stagionali oggi tendono a manifestarsi anche in chi non è mai stato allergico: quasi un italiano su tre, il 28% della popolazione, convive con sintomi allergici significativi. Le rilevazioni effettuate dalle reti di monitoraggio dei pollini aerodiffusi nell'atmosfera, negli ultimi 30 anni, mostrano evidenti cambiamenti. Ad esempio, la parietaria, in Italia e in tutto il Mediterraneo, e l'ambrosia, nel Nord e Centro Europa, mostrano un allungamento della loro stagione di pollinazione.









