Roma, 20 mar. (askanews) – La primavera, per molti, è sinonimo di clima mite e natura che rifiorisce. Per milioni di italiani, però, segna anche l’inizio della stagione delle allergie respiratorie. Un appuntamento ormai sempre più precoce e prolungato che non rispetta più i calendari tradizionali: l’inizio delle pollinosi è anticipato, la durata si prolunga per diversi mesi e l’intensità dei sintomi delle riniti allergiche stagionali risulta spesso maggiore, con un impatto significativo sulla qualità della vita delle persone allergiche.
Nel 2025, gli esperti hanno registrato la presenza di pollini con un anticipo di circa 45 giorni rispetto al consueto. Questo significa che chi soffre di rinite o congiuntivite allergica deve fare i conti con fastidi che si protraggono per mesi, anche oltre l’estate. Negli ultimi anni, informa una nota di Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica), si è osservato infatti che le stagioni polliniche si sono allungate in modo consistente. Oggi, la presenza di pollini nell’aria può cominciare già a febbraio e protrarsi fino all’autunno inoltrato. Questo significa che chi soffre di allergie deve fare i conti con sintomi che si manifestano per gran parte dell’anno, senza più un periodo di pausa. Alcune piante, come l’ambrosia, sono particolarmente problematiche perché producono grandi quantità di pollini altamente allergenici. Questo prolunga l’esposizione e rende più difficoltoso il controllo dei sintomi. E non è solo una questione di durata ma anche di incidenza: i sintomi delle riniti allergiche stagionali oggi tendono a manifestarsi anche in chi non è mai stato allergico: quasi 1 italiano su 3 – il 28% della popolazione – convive con sintomi allergici significativi. Un dato significativo che diventa allarmante se si pensa che, secondo gli esperti, questa percentuale potrebbe crescere ulteriormente, fino a toccare il 40% entro il 2030.









