Il settore automobilistico mondiale si prepara ad affrontare una drastica flessione produttiva e commerciale a causa delle crescenti tensioni scaturite dalla guerra mossa da Usa e Israele all'Iran. Anche nell'ipotesi di una conclusione imminente delle ostilità, le ripercussioni sulle catene di approvvigionamento sembrano destinate a pesare sul mercato per i prossimi anni. Gli analisti prevedono che il conflitto possa causare una riduzione complessiva di 1,4 milioni di veicoli venduti entro il 2027, con effetti che si propagheranno ben oltre la (auspicabile) fine dei combattimenti.

L'incognita dello Stretto di Hormuz

Il fulcro della crisi logistica – ed energetica – è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, attualmente considerato una zona ad alto rischio da molte compagnie di navigazione. Se lo stretto dovesse restare in queste condizioni fino alla fine di aprile per poi riaprire gradualmente, si stima una perdita compresa tra 800.000 e 900.000 nuove auto vendute nel solo 2026. Una parte significativa di questo calo, pari a circa 200.000 unità, colpirebbe direttamente i paesi del Gulf Cooperation Council, coinvolgendo nazioni come Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. In questi territori si registrano già tempi di attesa prolungati e un aumento dei costi legati a noli, assicurazioni e logistica.