Idee concrete per chi si sente dentro a un copione già scritto e vuole uscire da una sensazione di stallo

di Stefania Medetti

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Bastano tre parole per catturare la nostra attenzione: “C’era una volta”. Le storie esercitano su di noi un fascino irresistibile e non è un caso se guardiamo anche alla nostra vita attraverso la lente del racconto. Anche quando non ce ne rendiamo conto, parlando di noi stesse selezioniamo i fatti, interpretiamo gli eventi, assegniamo ruoli alle persone che abitano le nostre relazioni. Da un lato, le storie ci aiutano a orientarci nell’esistenza. Dall’altro, però, non sono mai neutre: sono sempre una particolare lettura. La psicologia, infatti, parla di “identità narrativa”: non viviamo solo esperienze, ma il significato che attribuiamo a quelle esperienze. Navigando la nostra vita, dunque, ci comportiamo come un narratore che intreccia storie: quelle che abbiamo “ereditato” e che rispondono a domande come chi siamo, da dove veniamo, come siamo “fatte” e cosa desideriamo e quelle legate alle nuove esperienze che attraversiamo. Si tratta di un racconto continuo, che vive di coerenza e continuità. Per questa ragione, continuiamo a interpretare la nostra vita come la prosecuzione logica di ciò che è già accaduto, anche quando quel copione, per quanto prevedibile e rassicurante, non ci rispecchia più.