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7 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 11:24

I loro nomi sono saltati fuori un minuto dopo la sconfitta contro la Bosnia, per quell’attrazione un po’ ancestrale che il nostro Paese prova per l’uomo forte, in grado di risolvere (o nascondere) i problemi nel momento di difficoltà. Allegri si è schermito, Conte addirittura parla quasi già da nuovo ct, dice che se fosse il presidente della Federazione “si prenderebbe in considerazione”, mentre il patron De Laurentiis spiega che sarebbe generosamente pronto a liberarlo (tradotto: non vede l’ora di liberarsi di lui). In Napoli–Milan, si sono sfidati nello scontro diretto per il secondo posto: novanta minuti di noia, zero occasioni (letteralmente: per la conferma consultare il sito ufficiale della Lega Serie A), ancor meno emozioni, tatticismo agli estremi, ritmi talmente lenti da essere esasperanti. Il manifesto del calcio italiano, firmato dai due possibili futuri allenatori della nazionale. Perfetti per chi non vuole cambiare nulla.

Ciò non vuole dire che sulla panchina azzurra farebbero male. Anzi, sicuramente riuscirebbero a restituire un’identità a una squadra che l’ha persa da tempo, ricompattare ambiente e spogliatoio. Vedremmo finalmente una formazione ben messa in campo, in grado di qualificarsi ai prossimi Europei (del resto anche all’ultimo giro non è che ci volesse molto, se solo Gravina&C. non avessero pensato di affidare la missione a un inadeguato come Gattuso) e magari spingersi fino a quarti/semifinali. Quanto basta per parlare di rinascita azzurra. Insomma, Conte e Allegri – forse Conte più d’Allegri, non foss’altro perché ha già dimostrato una volta di essere anche un ottimo selezionatore e di riuscire a fare le nozze con i fichi secchi – sono davvero i migliori ct possibili per la nazionale. Ma non è questo che serve al calcio italiano.