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20 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 15:19

Sognando la Nazionale, forse. Sognando un po’ di stabilità, sicuro. Antonio Conte ha precisato: “Non mi sono candidato”. E Max Allegri ha allontanato l’Azzurro d’Italia: “Penso a programmare”. Eppure, dietro a quelle parole, si cela un mondo. Che forse sarebbe meglio definire ‘groviglio’. La situazione dei due allenatori è in completo divenire, perché in entrambi i casi quello che dicono le parole non è confermato dai fatti. Sia chiaro, da sùbito: nessuno dice mezze verità o mezze bugie, ma il calcio è fatto di sfumature, di rapporti. E di programmazione. Quella che Conte chiede al Napoli e Allegri al Milan. E se nel primo caso, almeno a livello societario, la situazione sembra comunque più strutturata, gli sforzi che invece vorrebbe l’allenatore rossonero sono decisamente maggiori. E da qui si deve partire.

Anche dopo la sconfitta contro la Lazio, Conte era stato chiaro: “Si parla troppo, qui. Si dovrebbe lavorare di più” ha detto in sintesi. Una frase tagliente che, di nuovo, lascia trasparire un piccolo malessere per le voci che a più riprese si sono ripetute in queste ultime settimane. Anche da parte di Aurelio De Laurentiis, il quale più volte ha parlato del futuro del suo allenatore, tra club e Nazionale. Che Conte sia un candidato forte (anche se non un auto-candidato, per citare lui stesso) è evidente: piace a Malagò e pure ad Abete, dal punto di vista ambientale può essere considerato l’allenatore giusto non solo in ottica Europei, ma soprattutto Mondiali del 2030. Il fatto che lo scudetto si sia definitivamente allontanato ha in qualche modo rabbuiato di nuovo l’allenatore, lanciato verso un miracolo sportivo (la rimonta) che non si è materializzato. Come di consueto: a fine anno ci sarà un consuntivo con la proprietà. Farlo da vincitore, avrebbe avuto un significato. Farlo a Champions raggiunta, un altro. Farlo fuori dal terzo posto, un altro ancora. Che resti a Napoli, non è per nulla sicuro. E al momento non è stata presa alcuna decisione.