Iolanda Apostolico è un ex magistrato del Tribunale di Catania. Diventò famosa nell’autunno 2023, con una sentenza con la quale sfidò la politica anti -clandestini del governo di Giorgia Meloni. È tornata agli onori delle cronache a Pasqua, quando si è saputo che il Consiglio Superiore della Magistratura, dopo due anni e mezzo, ha dato parere favorevole al suo avanzamento di carriera, sospeso in seguito al discusso verdetto. Dal nostro punto di vista, ma è solo una libera opinione e non un giudizio, la cosa migliore che Apostolico ha fatto quando vestiva la toga è stata appenderla al chiodo e ritirarsi con undici anni d’anticipo sul suo previsto pensionamento. Motivi e aspirazioni personali, è stata la spiegazione per la stampa; infatti pare abbia aperto un agriturismo. Trapelò anche che la dottoressa era stanca della forte pressione mediatica e politica e dal clima incessante di polemiche che ormai si era creato intorno alla sua persona e che si stava estendendo all’istituzione giudiziaria. Gli agiografi sostengono addirittura che preferì chiudere per evitare che la sua vicenda potesse danneggiare la magistratura.

Ma perché tutto questo trambusto intorno a lei? Perché quella sentenza, circa un anno prima del ritiro, ne fece forse un simbolo dell’opposizione giudiziaria ai provvedimenti del governo in tema di immigrazione. Nel dettaglio la magistrata disapplicò il decreto Cutro, non convalidando il trattenimento di quattro clandestini tunisini in un centro profughi. La norma, il cui scopo era accelerare i rimpatri e scoraggiare gli arrivi, stabiliva che, per evitare il pericolo di fuga, tutti i clandestini che non potevano versare una cauzione di cinquemila euro potevano/dovevano essere tenuti fino a novanta giorni nei centri di raccolta, con l’obbligo del giudice di ratificare il provvedimento.