BELLUNO - O la borsa, o la vita. Nel caso di Belluno, o arrivano i soldi del trasporto olimpico oppure rischiano di saltare i servizi. Non necessariamente quelli degli autobus e delle corriere, ma la coperta è corta. Cortissima. Per cui se le risorse non giungono da Roma, come dovrebbe essere, toccherà al territorio arrangiarsi. Con tutte le conseguenze del caso. Anche perché il caso parla di circa 9 milioni di euro: non propriamente bruscolini. Ecco perché la Provincia appena prima di Pasqua ha scritto una lettera al Mef (ministero economia e finanze) che suono tanto di sollecito. Della serie: se non arrivano i soldi, si rischia il default. «Si richiede di voler concludere con la massima urgenza l’iter di assegnazione delle risorse. Ciò al fine di addivenire celermente all’erogazione dei fondi alla Regione del Veneto e, per suo tramite, alla Provincia di Belluno, garantendo in tal modo il tempestivo pagamento di quanto dovuto ed evitando l’insorgere di effetti negativi sugli equilibri di cassa di questo ente». Inequivocabile.
DolomitiBus, navette olimpiche ancora non pagate: «Mancano 9 milioni»
La questione è sempre quella delle navette olimpiche: cento autobus che hanno fatto la spola dai parcheggi scambiatori alle venue di gara per tutta la durata delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi, più il potenziamento della linea 30 (la Calalzo-Cortina), che è stata trasformata in una metropolitana di superficie. Un servizio efficiente ed efficace messo in campo da Dolomiti Bus, che non ha incontrato nessun intoppo. Peccato che a Giochi finiti non sia ancora arrivato il pagamento. Lo Stato cioè non ha versato nelle casse della Regione le cifre che erano state stanziate, stabilite ancora dalla legge di bilancio 2024, come potenziamento del trasporto pubblico nei territori olimpici: erano 25 milioni di euro da dividere tra tutte le zone interessate dai Giochi, solo che il decreto di riparto del Mef non è mai stato messo nero su bianco. E i soldi si sono bloccati. La Regione Veneto, di conseguenza, non ha potuto versare nulla alla Provincia di Belluno. La catena che doveva arrivare fino a Dolomiti Bus si è quindi fermata. Con il “piccolo” problema che l'azienda di trasporto resta a secco, ma deve pur pagare le ditte subaffidatarie che hanno messo in campo i loro mezzi e i loro autisti.






