BELLUNO - Tanto rumore per nulla. O quasi. La vicenda dei biglietti dell'autobus lievitati per le Olimpiadi si è spenta insieme al braciere olimpico. Perché dei 10mila euro di rimborsi stanziati dalla Provincia di Belluno per andare incontro alle esigenze dei residenti del Cadore e di Cortina, 9.810 euro resteranno in cassa. E diventeranno avanzo di amministrazione. Proprio così: le domande di ristoro ammontano ad appena 190 euro. E derivano da quattro utenti degli autobus che ne hanno diritto. Non uno di più.
In un mese quasi di pubblicazione del bando di rimborso titoli di viaggio, sono state solamente cinque le persone che hanno scritto alla Provincia: una non aveva i requisiti, un'altra si vedrà recapitare nel conto corrente 20 euro, un'altra ancora 150 euro (il costo di un abbonamento mensile) e altre due riceveranno 10 euro a testa.
Il caso degli autobus olimpici era deflagrato a fine gennaio, pochi giorni prima dell'avvio delle Olimpiadi. Un doppio caso, in realtà. Scoppiato quando il piccolo Riccardo, un bambino di 11 anni residente a Vodo di Cadore e studente alle medie di San Vito, aveva dovuto percorrere a piedi, nella neve, il tragitto scuola-casa perché non in possesso del biglietto giusto per il pullman (aveva il classico biglietto chilometrico, non utilizzabile durante il periodo dei Giochi). Quell'episodio era assurto a caso di livello nazionale ed era diventato l'origine di tutto.






