SEDICO (BELLUNO) - L'iniziativa di un gruppo di appassionati di speleologia del gruppo speleologico feltrino del Cai per riportare alla luce quella che sembra essere la vecchia "giazera" (una sorta di cella frigorifera naturale usata quando ancora non c'era l'energia elettrica) di Villa Patt sta riscontrando molto interesse. E più testimonianze sono venute ad avvalorare l'ipotesi che quella struttura in pietra e mattoni (della quale ormai da tempo la natura è tornata padrona) che si trova ai piedi della collina di Villa Patt sia proprio il luogo dove un tempo si produceva e manteneva il ghiaccio.
Roberto Zatta e Franco Visentini, nei giorni scorsi, avevano operato un primo sopralluogo in zona per valutare lo stato attuale della costruzione apparso ancora in condizioni discrete. E si sono riproposti, pertanto, di ripulirlo, sistemarlo e restituirlo alla popolazione come testimonianza di un passato industrioso che non c'è più (all'insegna dello slogan del gruppo, "Puliamo il buio").
L'ingresso alla struttura, al primo sopralluogo, era parso troppo piccolo, poco più di un pertugio. Il che aveva sollevato qualche dubbio sul reale utilizzo come ghiacciaia di quella sorta di cisterna protetta da una cupola. Ed è qui che entrano in gioco le voci di chi in passato ha abitato nei pressi della struttura. «Si tratta davvero di una giazera - hanno confermato due persone che abitano in zona- e il ghiaccio vi veniva prodotto anche usando l'azoto. Il pertugio rinvenuto è evidentemente quello laterale. Il maggiore si trova in alto. Nella cisterna si poteva scendere anche attraverso una scala in pietra».







