Le navi iniziano a passare. Non si sa ancora a che condizioni, anche se fonti diplomatiche europee temono che la discrezionalità sia elevata. Delle due l’una. O si paga secondo le condizioni dettate da Teheran o lo Stretto di Hormuz resta precluso. Nelle ultime ore sono almeno sei i cargo che hanno passato il tratto di mare fra Iran e Oman, bloccato dallo scorso 28 febbraio. Prima, un mercantile francese di Cma Cgm battente bandiera maltese. Poi tre navi turche. Ancora, la metaniera giapponese Sohar. Infine, il via libera ai vessel iracheni. Fino a prova contraria, sia chiaro. Perché, rimarcano le fonti diplomatiche, «c’è poca chiarezza sul traffico» e «non si può parlare di riapertura». Mentre le banche centrali globali e le case d’investimenti cercano di quantificare la magnitudo dell’impatto di oltre un mese di guerra nel Golfo Persico, il regime di Teheran sta cercando di trovare soluzioni per massimizare i profitti attraverso Hormuz. Secondo i dati Kpler, dal 1° marzo fino a venerdì sera sono passate circa 240 di navi cargo sullo Stretto di fronte alle coste iraniane di Bandar Abbas, che in tempo di pace ne registra circa 120 al giorno: un calo del 94%. Poco meno di due terzi delle imbarcazioni proveniva o era diretto in Iran, le altre appartengono a Emirati Arabi Uniti, Cina, India, Pakistan, Arabia Saudita, Oman, Brasile, Iraq, Panama e Giappone.
Pedaggi e ricatti per passare lo Stretto di Hormuz: “Ci fanno pagare con cripto o yuan”
Teheran fa transitare le navi cargo su base discrezionale. Cina e Giappone tra i favoriti













