I leader si vedono nei momenti difficili, qualsiasi marinaio galleggia quando il tempo è bello, ma il lupo di mare è quello che naviga nella tempesta. Giorgia Meloni ha dimostrato coraggio e tempismo, gli “attributi” che sono mancati ai peluche delle cancellerie europee, governanti pronti a accordi sottobanco, inconfessabili commerci con gli iraniani per far passare le loro navi nello Stretto di Hormuz (chiedere all’intrepido Emmanuel Macron, il presidente frou frou della Francia).

Meloni ha organizzato in 24 ore (giovedì) una missione nel Golfo in tre tappe (Arabia Saudita, Emirati e Qatar, che hanno subito detto sì) che è un investimento diplomatico a rapido impatto, vista la risposta immediata: unica leader europea a visitare Paesi che oggi sono sotto attacco missilistico di Teheran; tre protagonisti nei settori dell’energia e della finanza, del gas e del petrolio, architetti (con Stati Uniti e Israele) di un nuovo ordine mondiale che passa per l’estensione degli accordi di Abramo, una mappa nuova del potere, la fine della minaccia nucleare iraniana, l’apertura di fabbriche di intelligenza artificiale, avamposti in Medio Oriente della nuova “Repubblica tecnologica” americana raccontata nel libro di Alexander Karp, il fondatore di Palantir.