Il doppio segnale di Giorgia Meloni, con la missione nel Golfo per il petrolio e la nomina di Mazzi al posto della Santanchè che di fatto chiude ogni possibile ipotesi di rimpasto, rappresenta una sorpresa forse soltanto per chi o non conosce la premier o ha confuso i desiderata con la realtà, un racconto a volte seplicistico alla logica politica. Meloni, nella sua intervista al Tg1, arrivata nello stesso giorno della sua missione a Gedda, strategicamente vitale, e all’indomani sia dell’affaire Piantedosi sia della scelta di nominare Mazzi al posto di Santanchè, lancia dei messaggi chiarissimi ai naviganti, esterni certo ma a maggior ragione a quelli interni.
Di sicuro, per la premier, lo scossone della sconfitta al Referendum è stato un duro colpo, psicologico prima ancora che politico. La scoperta che una fetta importante del Paese non è d’accordo con lei, anche se magari non tutti quelli che hanno votato No sono poi disposti a votare i partiti del centrosinistra alle politiche, ha rappresentato un bagno di realtà, e forse anche di umiltà, visto che da dentro Palazzo Chigi – sondaggi che davano Fdi sempre intorno al 30%, successo della festa di Atreju, vittorie elettorali tra Regionali varie ed Europee – si può avere una sorta di «effetto Morgana» sul Paese. Ma poi, per chi prova a leggere la politica non andando dietro agli umori e alla ridda di voci del momento, l’epilogo (per carità, momentaneo: la politica, come la vita, può cambiare con un battito d’ali) è l’unico possibile. Niente dimissioni della premier, niente voto anticipato, niente rimpasto. Magari l’ipotesi avrà anche albergato nella testa di qualcuno, magari la premier avrà anche avuto i suoi momenti di scoramento dovrà avrà pensato «ma chi me lo ha fatto fare?», magari tra cene, telefonate e chat si saranno anche esplorate tutte le ipotesi come quegli inquirenti che, inseguendo un crimine, «non escludono nessuna pista». Ma la verità è sempre stata che Meloni aveva una sola strada davanti a lei: andare avanti, rilanciare l’azione di governo, evitare ogni tipo di rimpasto. Per mille motivi, di strategia, di tattica, di comunicazione.













