La missione nel Golfo Persico è servita innanzitutto «per difendere il potere d’acquisto delle famiglie» italiane. Il resoconto lo fa la stessa Giorgia Meloni. Spiega le ragioni del blitz in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti in un video girato in automobile, prima di salire sull’aereo che la riporterà a Roma. Non nomina l’opposizione, è agli italiani che si rivolge, ma è evidente che mentre parla pensa anche ai suoi avversari politici, che l’accusano di «scappare» dagli interessi del Paese.

«Per me», dice, «la politica estera non è una materia lontana, ma è il modo a volte più concreto che si ha per difendere l’Italia, per difendere il lavoro degli italiani, per difendere il futuro stesso della nostra nazione». Si capisce meglio, così, perché ha scelto di non impantanarsi nel rimpasto di governo e limitarsi invece al minimo necessario, la nomina di Gianmarco Mazzi a ministro del Turismo: ha voluto concentrarsi subito su ciò che conta davvero, gas e petrolio.

L’approvvigionamento energetico è uno dei dossier più importanti dall’inizio del governo, ma la guerra in Medio Oriente, il blocco dello stretto di Hormuz e la necessità di attingere alle casse dello Stato per ridurre le accise su diesel e benzina lo hanno messo in cima alla lista. La scorsa settimana la premier è stata in Algeria, legata all’Italia dal gasdotto Trans-Med, che perla Penisola significa oltre 20 miliardi di metri cubi di gas l’anno, un terzo delle importazioni di gas. E adesso, appunto, il Golfo: l’area, ricorda, «che garantisce alla nostra nazione circa il 15% del totale del petrolio che serve». Seguirà, tra poche settimane, la tappa in Azerbaijan. Si rivede il forte dinamismo internazionale che aveva impressionato gli osservatori, in Italia e all’estero, durante la prima fase della premiership di Meloni: potrebbe essere proprio questo il tratto distintivo dell’ultima parte del suo mandato.