Giorgia Meloni vola a Gedda, in Arabia Saudita, dopo essersi lasciata alle spalle un Cdm lampo e il giuramento al Quirinale del neo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Un blitz a sorpresa, quello della premier, per una due giorni fitta di impegni e tesa a puntellare la sicurezza energetica del Paese messo a dura prova dalla crisi innescata dalla guerra in Medio Oriente deflagrata dopo l'attacco all’Iran deciso da Trump e Netanyahu. A farne i conti l'intero pianeta, con la paralisi dello Stretto di Hormuz dove prima del conflitto transitava un quinto dell’energia mondiale. Ora invece basterebbe un contagocce per quantificare barili di petrolio e GNL che riescono nell’impresa di attraversare un corridoio marittimo essenziale per l’economia mondiale.

La premier è la prima leader europea nonché primo membro del G20 e della Nato a mettere piede nel Golfo dopo lo scoppio del conflitto. Per lei volo rigorosamente schermato e al seguito nemmeno un cronista «per ragioni di sicurezza», spiegano dal suo staff in un breve briefing via "Zoom" sulla rotta Gedda-Roma: nessuna volontà di segretezza, assicurano i suoi, «ma solo oggi negli Emirati sono piovuti 47 droni e 18 missili balistici».

E la premier, che ieri ha visto il principe Mohammed bin Salman e oggi volerà negli Emirati per poi raggiungere il Qatar, avrebbe dovuto fare tappa anche in Kuwait, salvo poi rinunciarvi perché ritenuto dall'Intelligence troppo rischioso. Un viaggio coi suoi pericoli dunque, ma necessario. Se infatti ad Algeri, la settimana scorsa, Meloni era volata per oliare i rapporti e incrementare il metano in arrivo dalla città bianca dopo l’ammanco del Qatar, nel Golfo la presidente del Consiglio punta a ripetere lo stesso spartito, ma con l’obiettivo di accaparrarsi più barili di oro nero. Perché, con la stasi di Hormuz, ormai non c’è solo un problema di prezzi schizzati alle stelle - ieri in Cdm la seconda misura tampone in appena un mese - ma anche di approvvigionamenti in un mercato dove la domanda corre e l’offerta arranca. Lo spiega la stessa Meloni, senza nascondersi dietro un dito, in un’intervista a tutto tondo al Tg1, la prima concessa dopo la debacle elettorale. «La missione è un gesto di solidarietà verso nazioni che sono amiche - puntualizza - ma chiaramente come obiettivo ha anche quello di garantire all’Italia gli approvvigionamenti energetici che sono necessari. Io ero già stata in Algeria per garantire il gas, oggi sono nel Golfo per discutere soprattutto del petrolio: da queste nazioni proviene circa il 15% dell’oro nero «che è necessario per l’Italia». E lo stesso motivo che porterà la premier i primi di maggio in Azerbaigian. E se fonti di governo rimarcano come «non ci sia alcun problema sulle forniture» e l’Italia abbia già superato a pieni voti la perdita di gas di Mosca - quando la dipendenza del Cremlino era pressoché totale - va anche detto che ogni crisi geopolitica ha una propria identità e delle proprie ramificazioni. Quella in atto è profondamente diversa dall’impasse in cui ci precipitò quattro anni fa l’aggressione di Putin all’Ucraina.