Le chiamano “no go zone” e stanno a indicare quei ghetti ad alta densità islamica, dove le leggi dello Stato sono sospese perché comanda la criminalità organizzata e dove le forze dell’ordine - nemico numero uno dei delinquenti - non si addentrano. Le banlieue parigine, Molenbeek a Bruxelles, Birmingham a Londra, le periferie delle città scandinave. E non manca l’Italia, dove le zone a rischio sono tutte nei confini di metropoli amministrate dalla sinistra: Quarto Oggiaro a Milano, l’area della stazione Termini a Roma, il quartiere Aurora a Torino.
Quanto emerge dal rapporto realizzato dall’osservatorio francese Oid (Observatoire de l’immigration et de la demographie) per la Fondazione “New Direction – Foundation for European Conservatism”, ovvero la fondazione di riferimento del gruppo dei Conservatori e Riformisti al Parlamento europeo (Ecr), è a dir poco allarmante. In tutta Europa sono un migliaio le “no go zones” dove rapine, spaccio e violenze sessuali rappresentano la normalità: vere e proprie società parallele nate sulla spinta dell’immigrazione irregolare di massa. A queste latitudini dominano gang di giovani e giovanissimi, che in Italia rispondono alla categoria “maranza”, e si sprecano le segnalazioni di antisemitismo, omofobia e odio verso la polizia. Il tasso di disoccupazione, nemmeno a dirlo, qui è ben oltre la media europea.








