Èstato presentato oggi, nella sala stampa della Camera dei deputati a Roma, il primo rapporto comparativo europeo sulle cosiddette "no-go zones": quei quartieri, e in certi casi intere città, dove negli anni si sono consolidate società parallele, alimentate dall'immigrazione illegale di massa e dalla progressiva assenza dello Stato. Il documento si intitola "Immigrazione, islamizzazione e ascesa delle società parallele. Focus sulle aree urbane di radicamento islamista e disimpegno dello Stato" ed è stato realizzato dall'osservatorio francese OID (Observatoire de l'immigration et de la démographie) per la Fondazione New Direction – Foundation for European Conservatism, fondazione di riferimento del gruppo dei Conservatori e Riformisti al Parlamento europeo (ECR).
All'evento hanno preso parte Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo ECR al Parlamento Europeo, Daniele Capezzone, direttore de Il Tempo, e Sara Kelany, deputata di Fratelli d'Italia e responsabile del dipartimento Immigrazione, promotrice dell'iniziativa.
Lo studio esamina sette paesi dell'Unione Europea, Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Svezia e Paesi Bassi, selezionando tre zone per i paesi più grandi e due per gli altri, sulla base di menzioni ricorrenti in rapporti ufficiali, media e fonti accademiche. Tra le aree più a rischio figurano nomi già tristemente noti alla cronaca: la banlieue di Saint-Denis e il quartiere di Molenbeek a Bruxelles, dove sono cresciuti e hanno trovato rifugio diversi soggetti radicalizzati, tra cui Salah e Brahim Abdeslam, figure chiave degli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, e Mohamed Abrini, successivamente coinvolto negli attentati di Bruxelles. E ancora: La Castellane a Marsiglia, teatro di una guerra tra bande per il controllo del mercato della droga; NeuKölln a Berlino; Chorweiler a Colonia; Raval a Barcellona; Rosengård a Malmö; Feijenoord a Rotterdam.








