Milano sta assumendo sempre più un accento parigino. Non quello elegante, dei bistrot e delle luci soffuse, ma piuttosto quello delle banlieue, periferie degradate dove i ragazzini ostentano machete e gioielli, parlano in arabo e pubblicano post che paiono arrivare da Baghdad più che da Milano sud. Un processo di metamorfosi che ha avuto luogo nell’ultima decade, da quando, dieci anni fa, sono comparse le prime gang (spesso baby) nei quartieri più popolari e delicati della città. E come fa notare bene Fabiola Minoletti, vicepresidente del Coordinamento comitati milanesi e studiosa dei fenomeni urbani giovanili, oggi queste aggregazioni non fanno altro che crescere e radicalizzarsi come parassiti nel tessuto sociale, andando a minare la sicurezza delle strade per mezzo di scorribande notturne organizzate come vere e proprie spedizioni. Affatto raro, sulle pagine di cronaca milanese, leggere di scippi (si perde il conto degli orologi che sono stati portati via ai turisti quest’estate), risse con lame e il sempreverde spaccio di sostanze. Tutte attività predilette dai membri di queste baby gang, che spesso si accontentano di piccole estorsioni piuttosto che di grossi colpi. «Ho iniziato a studiare il fenomeno», spiega la vicepresidente del Coordinamento dei Comitati Milanesi, «analizzando il territorio a partire dalle prime scritte comparse nelle varie zone.
Milano, le baby-gang islamiche si spartiscono la città | Libero Quotidiano.it
Milano sta assumendo sempre più un accento parigino. Non quello elegante, dei bistrot e delle luci soffuse, ma piuttosto quello dell...






