Dopo la lettera che il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, ha inviato a tutti gli Stati membri, si è scatenato il solito polverone. “L’Ue vuole razionarci la benzina”. O peggio: “L’Ue vuole imporci un nuovo lockdown”. Ma cosa ha detto veramente il commissario europeo? Cosa può e cosa non può fare l’Unione europea? Ma soprattutto: quali sono gli scenari ai quali andiamo incontro? Forse è il caso di mettere un po’ di ordine.
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Si è accesa la spia della riserva e il prossimo distributore è lontano, lontanissimo. E probabilmente è chiuso. Cosa fai in questi casi? Ecco, questo è un po’ il dilemma di fronte al quale ci troviamo attualmente. Siamo entrati in una crisi energetica “senza precedenti” e non abbiamo niente da metterci.
Dall’inizio della guerra nel Golfo – scatenata dall’operazione militare di Stati Uniti e Israele, che ha provocato la reazione dell’Iran – i prezzi del gas nell’Unione europea sono aumentati del 70% e quelli del petrolio del 60%. Questo vuol dire che, nei primi 30 giorni del conflitto, il costo aggiuntivo pagato dai cittadini Ue è stato di circa 14 miliardi di euro. Per avere un’idea, si tratta delle risorse che servono per finanziare tre anni del programma Erasmus+ (a proposito: c’è una novità importante su questo tema, ne parlo qui sotto). E siamo solo all’inizio.












