È sempre la solita Unione Europea quella che emerge dalle dichiarazioni del commissario all’energia Dan Jorgensen. Che la situazione degli approvvigionamenti energetici del vecchio continente possa farsi a breve molto difficile, è purtroppo un dato di fatto.
Non farsi trovare impreparati, come singoli Paesi e tutti insieme attraverso forme di coordinamento, è giusto. Da qui però a lanciare allarmismi tanto esagerati quanto controproducenti perle conseguenze, anche psicologiche e quindi economiche, che potrebbero generare, ce ne corre. Dirigismo e retorica emergenziale continuano ad essere le tare di questa Unione, che continua ad avere un approccio non realistico ai problemi del mondo. Un approccio che, soprattutto in una situazione come l’attuale ove gli equilibri del passato si sono rotti, potrebbe essere esiziale.
In una lettera inviata agli omologhi dei 27 paesi aderenti, Jorgensen ha invitato tutti a mettere in cantiere politiche di austerità e di contenimento dei consumi energetici: ha auspicato «il lavoro da casa ove possibile, la riduzione dei limiti di velocità sulle autostrade di dieci chilometri all’ora, la promozione del trasporto pubblico, l'accesso alternato alle auto private, l'aumento del car sharing e l’adozione di pratiche di guida efficienti». Egli ha anche invitato a «considerare la promozione di misure di risparmio sul lato domanda, con particolare attenzione al settore dei trasporti». Come non rendersi conto che già solo ipotizzare queste politiche può bloccare i consumi e la produzione, nonché avere effetti deleteri in borsa e sui mercati? Può un politico non rendersi conto di ciò, o semplicemente non stare attento alle conseguenze delle proprie affermazioni secondo quell’etica della responsabilità che Max Weber aveva indicato come necessaria a chi fa «politica come professione»?










