(di Michele Esposito) "La crisi energetica sarà lunga, il razionamento dei carburanti è una possibilità".

Dopo giorni di messaggi indirizzati alle 27 capitali, eccolo, il vero e proprio allarme lanciato dalla Commissione europea.

Ed è ancora il commissario all'Energia, Dan Jorgensen, a indossare i panni della Cassandra. In un'intervista al Financial Times l'ex ministro danese sceglie di usare la parola più dura, il 'razionamento'. Dietro questa definizione si nascondono infatti alcuni dei peggiori incubi per i cittadini europei: aerei a terra per mancanza di cherosene, viabilità automobilistica ridotta, vacanze estive da riprogrammare. Eppure, al momento la realtà è questa. La crisi energetica scaturita dalla guerra in Iran - che non a caso ha portato Giorgia Meloni ad un blitz a sorpresa nel Golfo Persico - lascia poco spazio agli ottimisti.

L'Europa, man mano che l'offensiva israelo-americana su Teheran proseguiva, ha nei giorni scorsi assistitito al progressivo estendersi dell'allarme energia. Al principio concentrato soprattutto sull'aspetto dei costi. Poi, il passaggio allo step successivo, la mancanza di gas e petrolio.

Di più, la mancanza di carburante per i trasporti, il meno sostituibile con le rinnovabili. La tempesta perfetta potrebbe innanzitutto investire il comparto aereo. Secondo la testata specialistica Argus, si prevede che il Portogallo potrebbe esaurire il carburante per jet in quattro mesi, mentre l'Ungheria potrebbe finirlo in cinque, la Danimarca in sei, l'Italia e la Germania in sette, e la Francia e l'Irlanda in otto. Discorso diverso per la Polonia: è quasi autosufficiente nel carburante per jet, quindi è improbabile che affronti una crisi. Ma Varsavia è un'eccezione. La chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche del Golfo rendono la crisi energetica "grave e lunga". Una crisi che, come ha già avvertito Bruxelles nei giorni scorsi, andrà ben oltre la fine della guerra.