Per far fronte alla crisi energetica sempre più pressante, il commissario europeo per l'Energia Dan Jørgensen ci invita a muoverci meno. La notizia, riportata dal magazine Politico, emerge dalle parole pronunciate da Jørgensen in un discorso tenuto a margine della riunione straordinaria dei ministri dei 27 stati membri: “Più risparmiamo carburante, specialmente il diesel e specialmente il carburante per gli aerei, meglio staremo”.L'incontro si è tenuto martedì 31 marzo per gestire in modo coordinato le conseguenze dell’attacco israelo-statunitense all’Iran e il blocco dello stretto di Hormuz da parte di Teheran. Ecco cosa ne è emerso.Come e dove nasce questa nuova crisi energeticaLo stretto di Hormuz è uno dei colli di bottiglia del commercio mondiale di petrolio. Situato tra l’Oman e l’Iran, conta poche alternative, e per questo Teheran lo impiega da sempre come arma geopolitica. Da lì nel 2024 è passato circa un quinto del consumo mondiale di prodotti petroliferi: circa 20 milioni di barili al giorno secondo le stime della U.S. Energy information administration. Dati che sarebbero rimasti stabili nel primo trimestre del 2025, e che possono essere presi come riferimento, almeno indicativo. Stesso discorso vale per il gas: circa un quinto di quello naturale liquido (gnl) commerciato a livello mondiale e proveniente principalmente dal Qatar è passato da qui nel 2024.L'importanza dello stretto di HormuzSe è vero che oltre l’80% degli idrocarburi che transitano per lo stretto di Hormuz è destinato ai mercati asiatici, le conseguenze della scarsità, però, sono globali: quando viene meno un quantitativo così importante, i paesi colpiti cercano di approvigiornarsi su altri mercati. La riduzione dell'offerta, a parità di domanda, innesca quindi un incremento dei prezzi. Da qui nasce l’invito di Jørgensen a risparmiare energia, non solo per rispondere alla scarsità di combustibile, ma anche per ridurre i costi della bolletta energetica. Il commissario ha proseguito specificando che “la situazione è molto seria” e che non è possibile prevedere quando finirà. Del resto, nessuno è riuscito finora a prevedere le mosse dell'accoppiata formata dal presidente statunitense Donald Trump e dal primo ministro israeliano Benjamin Nethanyahu. E l'Iran, dal canto suo, ha dimostrato di essere un osso duro.Lavorate da casa per usare meno l'auto (e più piano)Jørgensen ha esortato gli stati membri dell’Unione europea a seguire la lista di consigli dalla IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Che include, tra gli altri, “lavorare da casa quando possibile, ridurre la velocità in autostrada di 10 chilometri orari” e “aumentare il ricorso al car sharing”.Un'idea che ci riporta allo choc petrolifero dei primi anni Settanta del secolo scorso, con le domeniche a piedi entrate e rimaste nell'immaginario collettivo e l'austerity che segnava la fine della stagione del boom economico. Rino Gaetano ci fece pure una canzone, la famosa e ironica Spendi spandi effendi, in cui invitava un immaginario sultano a distribuire denari a pioggia per rimettere in moto l'economia, in una sorta di amatoriale keynesismo.In Europa è ora di raddoppiare le rinnovabiliNon solo. Il commissario, riporta Politico, ha esortato i paesi dell’Unione a raddoppiare i progetti legati alle energie rinnovabili, affermando che “questo deve essere il momento in cui finalmente invertiamo la marea e diventiamo davvero indipendenti dal punto di vista energetico". Una dichiarazione che, è stato notato, contraddice la parziale retromarcia dei mesi scorsi da parte del secondo esecutivo guidato da Ursula von der Leyen sulle politiche di transizione energetica.C'è da fidarsi di un cambio di strategia figlio della contingenza? “Direi di sì", commenta Maurizio Delfanti, ordinario di Sistemi elettrici per l'energia al Politecnico di Milano, raggiunto da a Wired Italia."Un conto è il piano comunicativo, indotto dalla attuale fase politica, per cui negli ultimi tempi si è sostenuta la tesi che era necessario emettere di più per salvare posti di lavoro. Ma oggi, sotto la spinta dall'emergenza, sta tornando la logica dell’evidenza scientifica e dei numeri. Faccio notare che le pianificazioni energetiche nazionali degli stati europei non sono cambiate, nonostante tutto, per effetto dell'una o dell'altra congiuntura. In Italia abbiamo in vigore un piano che ci porterà da qui al 2030 a installare 8 gigawatt all'anno di rinnovabili, ed è rimasto fuori da ogni discussione”, continua Delfanti.Quanto diminuirà la nostra dipendenza dall'estero di questo passo? “Le previsioni, se rispettate, si tradurrebbero in 2 miliardi di metri cubi di metano risparmiato all'anno, il che ci porterebbe in cinque anni a dimezzare la nostra dipendenza dal metano importato a scopo termoelettrico”. C'è, però, una postilla significativa, avverte Delfanti: “Agli investimenti in rinnovabili vanno affiancati quelli sulla rete elettrica, come ha insegnato il blackout spagnolo dell'anno scorso e ha chiarito anche il recente rapporto dell'Organizzazione europea dei trasmettitori, l'Entso. Ma in Italia lo stiamo già facendo".L'Italia in versione attendistaPer il momento nessun razionamento o restrizione ma un taglio delle accise in vigore fino al 7 aprile. Una misura che potrebbe essere prorogata. Senza, la benzina costerebbe più di due euro al litro: una eventualità che metterebbe a rischio la tenuta di un governo che ha sempre appoggiato le poltiche dell'amministrazione Trump, e che ora sta cercando di smarcarsi dall'ingombrante alleato d'Oltreoceano, come dimostra il divieto di utilizzo della base di Sigonella dei giorni scorsi.Il caso slovenoL'Unione europea, come si diceva, non ha preso provvedimenti comuni, lasciando (per il momento) ai singoli membri le decisioni su come fronteggiare la crisi energetica. La Slovenia è stato il primo paese a muoversi introducendo il razionamento del carburante, con un tetto massimo di 50 litri al giorno per i privati.Cosa si sta facendo nel resto del mondoL’Europa si è limitata ai consigli senza, per il momento, fare ricorso ad atti legislativi. Altrove si è, invece, già passati alle vie di fatto. Il think tank milanese Ispi ha raccolto le policy messe in campo da alcuni stati. Come detto, il blocco dello Stretto di Hormuz coinvolge principalmente idrocarburi esportati in Asia; ed è per questo che nella regione si sono avuti i primi, significativi interventi, soprattutto nei paesi in cui un aumento della spese energetica andrebbe a gravare in maniera significativa su bilanci già non floridi.Sri LankaLo Sri Lanka ha deciso di fermare il paese un giorno alla settimana, il mercoledì, dichiarandolo festivo per scuole, università e uffici pubblici. L’idea è ridurre gli spostamenti, e, dunque, i consumi. Introdotto anche il razionamento della benzina, con tetto massimo di 15 litri a settimana per le auto e 5 per le moto.Bangladesh e MyanmarUniversità chiuse, carburante razionato e blackout programmati anche in Bangladesh. Stato di emergenza nazionale nelle Filippine, con sussidi ai trasporti, meno traghetti e settimana lavorativa di quattro giorni nel settore pubblico. Il Myanmar introduce razionamento del carburante monitorato digitalmente e il ricorso alle targhe alterne.EgittoNonostante l'Egitto sia un produttore di idrocarburi, il governo del Cairo ha risposto alla crisi energetica riducendo l’illuminazione pubblica e imponendo a negozi, ristoranti e caffè di abbassare le saracinesche alle 21. L'esecutivo di Al Sisi ha introdotto, inoltre, un giorno di lavoro da remoto a settimana.AustraliaAnche in Australia si corre ai ripari. Gli Stati di Victoria e Tasmania hanno introdotto trasporti pubblici gratuiti per disincentivare l’uso dell’auto, nella speranza di risparmiare carburante.
Come l'Europa e il resto del mondo stanno reagendo alla nuova crisi energetica
Bruxelles invita a muoversi di meno e a raddoppiare le rinnovabili. In Asia si ricorre a targhe alterne, blocchi del traffico e lavoro da remoto











