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3 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 19:53

Il periodo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni – per usare un eufemismo – non è dei migliori. Come se non fosse abbastanza su Palazzo Chigi arriva un’altra cascata ghiacciata. E’ la Banca d’Italia a prevedere il rischio di una “crescita zero” quest’anno se il pezzo del petrolio, per effetto della guerra in Iran scatenata dagli Stati Uniti guuidati da Donald Trump e da Israele, dovesse schizzare sopra ai 150 dollari al barile quest’anno e sopra ai 120 nel 2027 e se il gas restasse sopra l’asticella dei 120 euro a megawattora. Con questo quadro sull’energia, dice l’istituto di statistica, il Pil avrebbe una contrazione dello 0,6 per cento nel 2027. “Rispetto allo scenario di base” (che stima un pil a +0,5% quest’anno e nel 2027) si avrebbe “un aumento dell’incertezza, un deterioramento della fiducia e tensioni sui mercati finanziari, con un irrigidimento delle condizioni di finanziamento”, aggiunge l’Istat. Si tratta naturalmente di uno scenario da incubo che descrive un conflitto prolungato nel tempo.

Il quadro ipotetico di una stagnazione e poi contrazione dell’economia è inserita nell’aggiornamento delle previsioni di dicembre. Quattro dense pagine di numeri e grafici dove si ipotizzano due scenari: in quello base lo shock delle quotazioni sul greggio e gas viene gradualmente riassorbito nei prossimi mesi. Il Pil 2026 si ferma così a +0,5% rispetto al +0,6% delle stime di dicembre e quello 2027 passa dallo 0,8 allo 0,5%. L’inflazione subisce un’impennata al 2,6% quest’anno, sopra l’obiettivo della Bce, per poi tornare sotto la soglia l’anno successivo. La dinamica dei prezzi erode il reddito disponibile provocando una “crescita debole dei consumi” delle famiglie. Colpiti anche gli investimenti delle imprese, che avevano trainato la ripresa dei prestiti bancari negli ultimi mesi nei vitali settori per l’industria italiana: macchinari e attrezzature. Solo le costruzioni beneficierebbero dell’onda lunga delle risorse Pnrr.