PIEVE DI SOLIGO (TREVISO) - Il giudice del Riesame ha rigettato la domanda di scarcerazione di Alil Mashkuli, il 18enne di Pieve di Soligo che ha assaltato la villa dei Bubola lo scorso marzo.

Gli avvocati Danilo Riponti e Giorgio Pietramala puntavano a ottenere la misura cautelare dei domiciliari con braccialetto elettronico. Avevano presentato ricorso dopo la decisione confermata dal gip Piera De Stefani, come chiesto dal sostituto procuratore Michele Permunian, titolare del fascicolo d'indagine.

Le motivazioni erano state messe nero su bianco: il 18enne doveva rimanere dietro le sbarre perché «spregiudicato», apparendo «del tutto insensibile ai comuni fattori di deterrenza» e soprattutto non avendo alcuna «intenzione di riferire elementi utili all'identificazione dei complici». Il giudice poi aveva scritto che Mashkuli è propenso «all'impiego della violenza, in spregio alle più elementari regole» e di conseguenza capace di compiere altri reati simili.

D'altra parte, dopo essere già stato scoperto dopo il colpo a Refrontolo, Mashkuli è tornato a colpire in modo del tutto analogo.

La rapina a Pieve era scattata poco dopo le 21 dell'11 marzo scorso. I tre banditi, con il casco in testa e armati di una pistola e coltelli, hanno suonato al campanello di casa Bubola sorprendendo il dentista alla porta. Uno ha puntato il coltello alla gola della moglie, Mashkuli la pistola in faccia al figlio di 20 anni, chiedendo insistentemente di aprire la cassaforte. Alessandro Bubola, nel vedere i figli e la moglie in pericolo ha reagito d'istinto, ingaggiando una colluttazione con Mashkuli: gli ha alzato la visiera del casco e gli ha infilato le dita negli occhi, graffiandolo al volto, prima di essere fermato dagli altri due malviventi.