PIEVE DI SOLIGO (TREVISO) - Dopo il patteggiamento a 8 mesi di reclusione (con sospensione condizionale della pena) di Francesco Rampino, il giovane collega che per errore aveva azionato il macchinario mentre la 26enne Anila Grishaj si trovava ancora all'interno, difeso in aula dall'avvocato Vincenzo Arcidiacono, ieri è arrivata anche la condanna a un anno di carcere (pena sospesa) ai danni di Eric Brino, difeso dall'avvocato Andrea Mirabile, il caporeparto della Bocon, l'azienda di surgelati di Pieve di Soligo dove si verificò l'infortunio mortale il 14 novembre del 2023. Assolto, invece perché il fatto non sussiste Luca Ricci, l'ammnistratore delegato dell'azienda, difeso dall'avvocato Luigi Fadalti. Per tutti, a vario titolo, veniva contestata l'ipotesi di reato di omicidio colposo e la violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Quel pomeriggio del 14 novembre 2023, stando alle ricostruzioni degli inquirenti, il macchinario che ha ucciso Anila Grishaj era andato in blocco. Un inghippo che era stato segnalato anche da un allarme sonoro e da dei lampeggianti. A quel punto l'operaio che vi stava lavorando (Francesco Rampino, il collega di Anila) aveva avvisato la capolinea. La giovane era così entrata all'interno dell'imballatrice per risolvere il problema che aveva fatto arrestare la macchina. La procedura è durata circa mezz'ora. Poi, all'improvviso, l'incidente fatale. Il macchinario, riavviato dal collega, ha colpito alla nuca la 26enne schiacciandole le vertebre cervicali. I soccorsi si erano rivelati inutili. Anila Grishaj era morta sul colpo. Dietro la tragedia, per la Procura, c'era stato un errore di comunicazione tra gli addetti o forse una leggerezza che ha causato la riattivazione del macchinario mentre la donna era ancora all'interno. Errore che è stato punito martedì mattina con il patteggiamento a 8 mesi per Rampino.