MONTEBELLUNA (TREVISO) - La ventunesima udienza del processo per la morte di Mattia Battistetti, l'operaio di 23 anni schiacciato da un bancale di ponteggi mobili da 15 quintali in un terribile incidente sul lavoro il 29 aprile 2021 in un cantiere edile a Montebelluna, si è chiusa con le arringhe difensive degli ultimi cinque legali (gli avvocati Andrea Gritti, Alberto Mascotto, Piero Barolo, Nicolò Barolo ed Elena Benvegnù) che hanno tutti chiesto l'assoluzione per i propri assistiti, chi perché il fatto non sussiste e chi perché il fatto non costituisce reato.
Nelle oltre sei ore di arringhe, i punti chiave sono stati l'imprevedibilità dell'evento, la sua singolarità (non esiste in letteratura giuridica alcun caso simile) e l'usura graduale della spina che reggeva il carico precipitato addosso al 23enne. Non solo: per i legali anche le misure di sicurezza nel cantiere sono state rispettate.
Ricostruzione opposta a quella della Procura, che per i sei imputati ha chiesto 15 anni di condanne. Si tratta di Bruno Salvadori, 58 anni di Mogliano e legale rappresentate della Essebi la ditta che aveva eseguito il montaggio della gru da cui si staccò il bancale che poi travolse Mattia, Loris Durante, 45 anni di Volpago, tecnico che operava sulla macchina utilizzata lo spostamento di merci e materiali, Antonio Bordignon, 57enne di Volpago all'epoca del fatto titolare del cantiere, Marco Rossi, 42 anni di Montebelluna, dipendente della Bordignon delegato per la sicurezza e responsabile del servizio prevenzione e protezione, Gabriele Sernagiotto, 62 anni di Montebelluna, coordinatore della sicurezza del cantiere, e Andrea Gasparetto, 45 anni di Istrana, legale rappresentante della Altedil di Trevignano, l'azienda per cui lavorava Battistetti. Gli imputati devono rispondere anche delle lesioni personali gravi subite dal 32enne kosovaro Arben Shukolli, collega di Mattia che nel sinistro riportò ferite molto gravi ad una gamba.







