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3 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 15:53
“Non potrò mai dimenticare i bambini negli ospedali, mutilati: uno di loro, senza un braccio, ce l’ho ancora davanti agli occhi. E poi i buchi nei palazzi, sventrati”. Prima della drammatica Bosnia-Italia di martedì c’è stato un Bosnia-Italia nel 1996, gara ricordata anche da Edin Dzeko, l’unica giocata in maglia azzurra da Pasquale Padalino. In una Sarajevo devastata dalla guerra gli azzurri sono la prima nazionale a giocare contro i padroni di casa, in un’amichevole con scopi umanitari accompagnata da qualche polemica in patria, visti i concomitanti impegni di Coppa Italia di alcune big. “Infatti c’erano diversi esordienti” ricorda Pasquale Padalino, centrale foggiano e all’epoca pilastro della Fiorentina di Ranieri, Batistuta e Rui Costa. “Loro erano una nazionale non molto organizzata, e come poteva essere altrimenti d’altronde? Questo va a discapito nostro perché perdemmo, io peraltro sbagliai anche un gol a poca distanza dalla porta, ma a dir la verità il calcio passava completamente in secondo piano di fronte a quello che abbiamo visto a Sarajevo”.
Impensabile allora immaginare un Bosnia-Italia con un epilogo simile trent’anni dopo: “Io sono amareggiatissimo – dice Padalino che oggi allena il Fasano, che si sta giocando il campionato in Serie D – perché la Nazionale per quelli della mia generazione era qualcosa di sacro, a prescindere dal fatto che ci giocavi stabilmente o meno. Era il non plus ultra, il sogno di tutti. Oggi non solo c’è un abisso tecnico, quello è evidente a tutti, ma proprio di percezione dell’azzurro: pochissimo tempo fa abbiamo visto qualcuno rifiutare la Nazionale, per noi era semplicemente impensabile”. L’abisso tecnico paradossalmente è l’aspetto che Padalino guarda meno: “Ma perché è inutile fare confronti: con me giocavano Batistuta e Rui Costa, poi una domenica incontravo Baggio, l’altra Zola, l’altra Maldini, l’altra ancora Del Piero e potrei andare avanti per ore. Oggi? L’unico sovrapponibile a quegli anni per qualità è Nico Paz, basta. Quindi inutile insistere su questo”.















