BELLUNO - Da una passeggiata in montagna al baratro più profondo, fino alla rinascita. È la storia di Alberto, raccontata con commozione ma con un obiettivo chiaro: sensibilizzare la popolazione sull'importanza di proteggersi dalla Tbe. «Ho sempre rimandato la vaccinazione e ho preso una mazzata che non avrei mai immaginato».

Alberto Chele, 45 anni, vive a Borca di Cadore. Lavora come barista e, nel tempo libero, ama fare passeggiate in montagna. Come nel maggio del 2025, quando decide di salire sulle montagne dietro casa. Dopo qualche giorno, mentre è al lavoro, avverte un fastidio alla gamba. Si siede e capisce subito che non riesce più ad alzarla. «Vado all'ospedale di Pieve di Cadore e successivamente vengo trasferito al San Martino di Belluno, dove mi hanno rivoltato come un calzino - racconta Alberto - Mi hanno fatto un sacco di esami, ma non riuscivano a capire quale fosse la causa. Dopo due giorni, una dottoressa mi ha chiesto se fossi vaccinato contro il morso di zecca: le ho risposto di no. Hanno quindi prelevato il liquido spinale ed è arrivata la conferma: era stata proprio una zecca a causare il problema». Il giorno successivo la situazione peggiora: la febbre sale e Alberto viene trasferito in rianimazione, dove viene messo in coma farmacologico per una decina di giorni. «La situazione non era delle migliori: ai miei familiari avevano prospettato la possibilità che non mi risvegliassi o che riportassi gravi deficit motori e cerebrali». Fortunatamente non è andata così. Alberto si sveglia, inizia a muovere le mani e viene trasferito in reparto.