Non riusciva ad alzarsi, tanto meno a salire le scale. Non riusciva ad andare a bere un caffè con gli amici, e nemmeno a ricordarsi quello che aveva letto dieci minuti prima. Confuso, come stordito, privo di forze, era diventato un ricordo di quello che, solo qualche mese prima, si allenava e correva in strada. A 39 anni, il Covid gli ha cambiato la vita, trasformandosi in quel Long Covid che nel 2024 ancora imperversava bersagliando non solo anziani e fragili. Matteo (nome di fantasia per tutelare la privacy) allora era un ricercatore in campo economico. Dunque con un lavoro avviato, moglie e figli. Tutto proiettato verso un futuro promettente. Non fosse che il virus SARS-CoV-2 gli ha tagliato la strada, con uno sgambetto che si ricorderà per tutta la vita.

Il colpo di scena e la terapia a base di anticorpi

Alla fine però il colpo di scena è arrivato. Quello che il Covid gli ha tolto nel maggio del 2024, Matteo l’ha riacquistato ora grazie alla scoperta di un team di scienziati dell’Istituto per le Malattie infettive Spallanzani e dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Scoperta contenuta in uno studio, primo in Europa nel suo genere, pubblicato su The Lancet Infectious Diseases che indica una terapia a base di anticorpi che, nel caso di Matteo, ha funzionato: nell’arco di un anno l’ha riportato a star bene, risultato confermato dal monitoraggio continuo a cui è stato sottoposto, sia a livello immunitario che neurocognitivo. Una terapia che, sottolineano gli scienziati autori della ricerca, “contiamo si possa applicare anche agli altri pazienti colpiti da Long Covid, pure a quelli più piccoli”.