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2 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 17:22

Nel 2024, ben 3.550 miliardi di dollari erano detenuti dai super ricchi in paradisi fiscali o in conti bancari offshore non dichiarati, evitando qualunque forma di prelievo fiscale. Una somma pari a una volta e mezzo il Pil dell’Italia, il doppio del Pil aggregato dei 44 paesi più poveri al mondo. Significa che la ricchezza offshore dello 0,1% più ricco a livello globale ha superato quella posseduta dalla metà più povera dell’umanità. Le stime arrivano da Oxfam a 10 anni dallo scandalo dei Panama Papers, l’inchiesta giornalistica basata su oltre 11,5 milioni di documenti riservati di uno studio legale panamense che aveva svelato una rete globale di oltre 214mila società offshore usate da politici, Vip e criminali per nascondere patrimoni, riciclare denaro ed evadere le tasse. Dal 2016 a oggi, nulla sembra cambiato. I super-ricchi infatti continuano a sfruttare i paradisi fiscali per nascondere le proprie fortune evitando gli obblighi fiscali.

Come mostra l’analisi della confederazione internazionale non profit contro la povertà, per arginare gli abusi fiscali sarebbero necessari maggiori sforzi di cooperazione fiscale a livello globale. Ad oggi, spiega Oxfam, gli interventi sono ancora troppo disomogenei, soprattutto nei Paesi del Sud globale. Questa area del mondo è esclusa dal sistema di scambio automatico di informazioni in ambito fiscale (Aeoi), nonostante un urgente bisogno di maggiori risorse pubbliche. “Minimizzando il proprio contributo a favore della collettività, i più ricchi lasciano gli ospedali e le scuole pubbliche a corto di fondi, contribuiscono all’ampliamento delle disuguaglianze e all’indebolimento della coesione sociale”, spiega Misha Maslennikov, policy advisor sulla giustizia fiscale di Oxfam Italia.