Nel 2016 una fuga di documenti senza precedenti ha promesso di cambiare le regole della trasparenza finanziaria. Non è andata così. A dieci anni esatti dai Panama Papers - una delle più importanti inchieste della storia del giornalismo - una nuova analisi di Oxfam certifica che lo 0,1% più ricco del mondo detiene nei paradisi fiscali più patrimonio dell'intera metà più povera dell'umanità. Nel 2024 risultavano depositati in conti non dichiarati o giurisdizioni a tassazione minima 3.550 miliardi di dollari - una cifra superiore al Pil annuo della Francia e più del doppio di quello combinato dei 44 Paesi più poveri del mondo. Di questa massa di denaro, l'80% appartiene allo 0,1% più facoltoso del pianeta, il solo 0,01% ne controlla circa la metà.
Cosa furono i Panama Papers
Il 3 aprile 2016 l’International Consortium of Investigative Journalists - una rete di oltre 370 giornalisti da 76 paesi, tra cui l'Italia - rese pubblici i primi report sui 11,5 milioni di documenti riservati sottratti allo studio legale panamense Mossack Fonseca. Quei file rivelavano come politici, imprenditori e personaggi pubblici di tutto il mondo usassero società offshore per nascondere patrimoni al fisco. Lo scandalo travolse capi di Stato, oligarchi e cassaforti private. Tra le conseguenze più immediate, le dimissioni del primo ministro islandese Sigmundur Davíð Gunnlaugsson. Fu una delle più grandi inchieste mai fatte fino ad allora.








