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Ultimo aggiornamento: 7:33

I numeri sulla ricchezza finanziaria delle famiglie italiane vengono periodicamente riesumati come prova che il Paese, in fondo, sta meglio di quanto si lamenti e che la narrazione della difficoltà economica sia più emotiva che reale.

È vero che la ricchezza finanziaria netta ha raggiunto livelli storicamente elevati e che nel 2024, in rapporto al Pil, si attesta al 226%, ponendo l’Italia ai vertici dell’Eurozona, ed è altrettanto vero che tra il 2019 e il 2024 il valore degli asset finanziari delle famiglie è cresciuto di oltre il 30% a prezzi correnti, superando l’inflazione cumulata dello stesso periodo.

Ma fermarsi a questa fotografia significa confondere un dato patrimoniale con una condizione di benessere diffuso. La ricchezza finanziaria è uno stock, non un flusso, e soprattutto non coincide con la capacità quotidiana delle famiglie di reggere l’urto dell’inflazione, degli shock energetici, dell’aumento dei tassi o della stagnazione dei redditi. Gran parte di quel patrimonio è concentrata in attività non liquide e di lungo periodo, immobili in primis, che hanno un valore teorico ma non producono cassa e non difendono dal caro vita nel breve termine.