Proprio per questo la risorsa scarsa non è la comunicazione, ma l’attenzione. Se, come sostiene Jim Messina, i cittadini americani dedicano all’informazione politica quattro minuti a settimana (!), allora il punto non è quanto comunichi, ma come riesci a farti ascoltare. Bisogna catturare l’attenzione, arrivare alle emozioni, semplificare senza banalizzare, possibilmente personalizzare il messaggio. Occorre meritarsi quello spazio mentale minimo che l’elettore è disposto a concedere. Per tali ragioni, nell’ultimo anno, al governo non serve una comunicazione abbondante. Serve una comunicazione percepibile e memorabile. La prima cosa da fare, allora, è cambiare approccio e impostare la comunicazione di fine legislatura su un principio semplice, per quanto non facile da realizzare: show, don’t tell. Tradotto: non raccontarmi il provvedimento, mostrami il cambiamento. Non sommergermi con la quantità delle norme approvate, fammi vedere l’effetto che producono. Su questo ogni governo ha potenzialmente un vantaggio: non deve promettere o protestare, può mostrare. Può accumulare prove visive, esperienze concrete ed effetti percepibili. Però serve una svolta di metodo, perché comunicare non significa rendicontare.