Primarie sì, primarie no.
L'accelerazione impressa da Giuseppe Conte al dibattito nel centrosinistra agita gli alleati e inizia a definire i posizionamenti. Matteo Renzi sposa la linea della consultazione popolare: "Se fatte bene sono una grande festa di popolo. Il rischio divisioni esiste, certo. Ma parliamoci chiaro: quale è l'alternativa? Far decidere a chi?". Da Avs Angelo Bonelli, invece mette il freno: "Le primarie si fanno solo se siamo tutti d'accordo. Parlarne in questo momento, tra la guerra, il caro energia e la crisi economica e sociale, non interessa agli italiani. Noi vogliamo programmi e contenuti". "Non è il momento di parlarne", concorda Riccardo Magi di Più Europa. Silenzio dal quartier generale del Pd, ma sono diversi i dem che si espongono, sposando una linea quanto meno attendista. Il tema è, infatti, intrecciato a doppio nodo a quello della data del voto: se sarà a scadenza le primarie di coalizione appaiono più probabili, se anticipato inevitabilmente le chance diminuiscono. Ma sulle scelte del campo progressista inciderà anche la (nuova?) legge elettorale: la permanenza, o meno, dei collegi uninominali e la necessità, o meno, di presentare il nome nome del candidato premier insieme al programma di coalizione.









