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Ultimo aggiornamento: 18:54

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Curioso ma niente affatto sorprendente, visto l’andazzo consolidato delle cose della politica italiana: i maggiori responsabili della disfatta referendaria, la premier Giorgia Meloni e il ministero della Giustizia, Carlo Nordio – i firmatari della legge di riforma affossata dai No – sono rimasti ai propri posti. Eppure la medesima Meloni, repentinamente consapevole della questione morale che scuote il suo partito, ha chiesto e ottenuto le testa della ministra Santanchè (plurindagata e rinviata a giudizio), del sottosegretario Delmastro, coinvolto nella vicenda del ristorante aperto in società con la figlia del prestanome del clan mafioso Senese, del capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, quella dei magistrati “plotone di esecuzione”.