La foto in posa di moglie e marito sembra fatta con l’intelligenza artificiale, invece no. A sinistra, la deputata israeliana Limor Son Har-Melech agghindata da carceriera-fetish per festeggiare la pena di morte per i palestinesi: tailleur nero attillato, distintivo da guardia carceraria, in una mano la siringa letale, nell’altra il cappio da forca. Lo stesso nodo scorsoio che sfoggia sul bavero: una spilla che molti parlamentari israeliani esibiscono orgogliosi. Accanto a lei il marito addobbato in pendant: in una mano la pistola con scritto “occupazione”, nell’altra l’aereo con scritto “espulsione”, al collo la casa con scritto “insediamento”. La sintesi del programma di governo di Israele: pulizia etnica e occupazione.
Insieme hanno fondato un’associazione che supporta la costruzione degli insediamenti illegali nel territorio palestinese occupato e vivono, con 10 figli, sulla collina dove sorgeva un villaggio palestinese prima che i contadini venissero scacciati e le loro case abbattute per far posto alle villette e alla piscina dove maschi e femmine nuotano separati, a giorni alterni, come precetta il dio dei coloni israeliani.
La coppia sorride all’obiettivo, sullo sfondo palloncini colorati. La foto è stata scattata al primo passaggio parlamentare della legge ora approvata. La prima, dai tempi della Germania nazista, che prevede la pena di morte su base etnica: per i terroristi, ma solo quelli palestinesi. Esclusi dalla condanna i terroristi che non agiscono con l’intento di colpire Israele ma con quello di colpire i palestinesi. A volerla, il ministro Ben-Gvir che distribuisce armi ai coloni, già militante di organizzazioni terroristiche, condannato e molte volte indagato per quel suo girare armato a minacciare gli arabi.














