Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
30 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 21:07
Il Parlamento israeliano ha approvato la legge che introduce la pena di morte per terrorismo. Secondo il testo, è passibile di condanna capitale “chi causa intenzionalmente la morte di una persona nell’ambito di un atto di terrorismo, con l’intento di negare l’esistenza dello Stato di Israele”. La Knesset ha dato il suo ok in lettura finale e la norma è passata con 62 voti a favore e 48 contrari. Il premier Benjamin Netanyahu si è recato personalmente in aula per votare a favore. Uno dei partiti ultraortodossi della coalizione si è opposto, mentre la legge ha incassato il sostegno del partito dell’ex ministro della difesa Avigdor Lieberman, leader del partito di destra radicale Israel Beytenu.
Israele quindi tira dritto nonostante l’appello arrivato, seppur tardivamente (la legge era in discussione da mesi), da diversi paesi europei. Ieri i ministri degli Esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito con una dichiarazione congiunta avevano espresso la propria preoccupazione per la possibile approvazione, parlando di “una forma di punizione disumana e degradante, priva di qualsiasi effetto deterrente” che “rischia di minare gli impegni di Israele in materia di principi democratici“. L’approvazione del disegno di legge rappresenta invece una grande vittoria per l’estrema destra israeliana, che ha sostenuto con forza la misura. “Abbiamo fatto la storia. Lo avevamo promesso e lo abbiamo mantenuto. La legge sulla pena di morte per i terroristi è entrata a far parte dell’ordinamento giuridico dello Stato di Israele” ha scritto il ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, il principale promotore del provvedimento, che in aula ha festeggiato con applausi, abbracci e stappando una bottiglia. Già a novembre, dopo l’approvazione della legge in prima lettura, il ministro aveva offerto dolcetti a tutti i presenti.












