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1 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 11:39

Tre eliminazioni consecutive dai Mondiali. Tre fallimenti, uno dopo l’altro, senza che il calcio italiano sia stato in grado di attuare una rifondazione totale, se non a parole. Ora invece l’Italia deve ripartire dai fatti. E visto che non siamo capaci di fare la rivoluzione, non ci resta che copiare da chi ci è già riuscito. Non serve di certo inventarsi qualcosa di nuove e assurdo, perché in Europa c’è un modello che esiste da anni, funziona alla grande ed è già stato fonte di ispirazione per le altre federazioni calcistiche. Ogni riferimento alla Germania (non) è puramente casuale. Idee, competenza e valorizzazione: dopo il disastro di Euro2000 (sì, per loro già un Europeo giocato male è bastato per fare tabula rasa) la nazionale tedesca ha messo in atto un sistema che gli ha permesso di tornare ai vertici del calcio mondiale. Si chiama Talentförderprogramm (programma di raccolta di talenti).

Tutto si muove nella stessa direzione e con gli stessi tempi. Non ci sono Länd e territori più svantaggiati di altri. Ci sono strutture e accademie adeguate (le scuole calcio federali) e un numero di addetti ai lavori che abbonda. Il collegamento tra club è diretto. Tutti hanno una squadra B (in Italia se ne contano a malapena tre). E il processo è uguale in ogni scuola calcio: fino a 14 anni tutti i giovani calciatori imparano tutto, poi arriva la specializzazione. Uno sviluppo capillare supportato anche grazie alla legge sulla cittadinanza introdotta dal governo Schröder nel 2000. Con lo Ius soli (a condizione che almeno uno dei genitori fosse legalmente residente in Germania da un minimo di otto anni) abbondano i figli di stranieri che possono diventare cittadini tedeschi. E di conseguenza il bacino di talento da cui poter pescare. Copiare per una volta dai vicini: così gli Azzurri possono ripartire (per davvero) dal progetto tedesco. Funzionante e soprattutto già pronto.