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Ultimo aggiornamento: 7:59

“Ridurre il consumo di suolo non basta: occorre invertire la tendenza”. Così Francesca Coppola (Avs), assessora all’urbanistica di Genova, presenta la delibera con cui la giunta inserisce la depavimentazione nelle norme generali del Piano urbanistico comunale. L’obiettivo è “blindare nel Puc il contrasto alla crisi climatica”, così che “ogni trasformazione urbana debba rispettarne i criteri di sostenibilità”.

“Le buone pratiche non si possono sviluppare se prima non si fa un processo culturale”, dice Coppola a ilfattoquotidiano.it. “Per questo, insieme ai Municipi, stiamo lavorando per identificare gli ambiti di rigenerazione urbana sui quali insisteranno gli incentivi per abbattere le isole di calore”. Il provvedimento si colloca nel solco della delibera sulla “città dei 15 minuti”, il modello urbano che punta ad avvicinare servizi essenziali, spazi pubblici e funzioni quotidiane ai luoghi in cui si vive.

Rimozione di asfalto e cemento, più suolo permeabile e aree drenanti, meno superfici che trattengono calore e respingono l’acqua. La delibera richiama il regolamento europeo sul ripristino della natura, il n. 2024/1991, e lega impermeabilizzazione del suolo, mitigazione climatica e riduzione del rischio idrogeologico, partendo dalla definizione del suolo come “parte integrante degli ecosistemi e risorsa non rinnovabile”. Non come fondo da costruire o asfaltare, ma come componente viva del territorio, con “funzioni eco-sistemiche fondamentali quali la regolazione idrologica, la regolazione climatica, la produzione di cibo e la custodia del 25% della biodiversità”. Per evitare operazioni di facciata, che in alcuni casi finiscono per consumare più suolo di quello liberato, nel regolamento edilizio sono previsti parametri che misurano l’effettiva riduzione del consumo di suolo.