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Gravina e Simonelli, colpe imperdonabili. E riduciamo i giocatori esteri in campo contemporaneamente. Ripartiamo da qui

Non accade. Ma se accade. È accaduto. Stavolta non ci sono alibi, salvataggi in corner, difese di ufficio. Siamo fuori dal mondo, non soltanto dal mondiale, siamo estranei ad un sistema che ci ha visto protagonisti per un secolo, premiati quattro volte sul campo, ma che, da otto anni, ci ha puniti, umiliati, svergognati, tre volte di seguito, inaudito. È finito il tempo dei venditori di pentole, chi comanda il nostro football non ha merito alcuno per proseguire nella missione, federcalcio e lega di serie A, associazione allenatori e sindacato calciatori, arbitri e infine anche giornalisti, sono chiamati al raduno, riuniti per gli stati generali. Questo fallimento non salva nessuno, anzi smaschera coloro che si sono nascosti nel canneto, approfittando del proprio potere, per arroganza e ignoranza, la cifra internazionale dei dirigenti calcistici italiani è sulla stessa linea dei risultati della nazionale, i personaggi nostrani che occupano posti all'interno delle istituzioni euromondiali, Uefa e Fifa, nulla hanno portato a fare crescere il nostro movimento, invece badando al proprio interesse bottegaio e ad una busta paga sontuosa. Non bastano le dimissioni, anche se questo istituto è una bufala ipocrita per chi mai si è assunto totalmente le proprie responsabilità.