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Non reggiamo più la tiritera sulle squadre straniere che vincono perché piene di neri e mulatti. E risparmiateci l'elogio dell'immigrazione di massa come unica salvezza per la nostra società ormai preistorica
Noi, calcisticamente molto laici (tifiamo pure Torino, figurati), siamo i primi a sapere che una partita di calcio non è solo una partita di calcio. Però neanche una metafora sociopolitica
Insomma, quando ormai credevamo che la partita PSG-Inter fosse finita (5-0, peraltro), abbiamo letto un pezzo di Rolling Stone in cui, sotto il titolo La finale di Champions League non è (solo) la sconfitta dell'Inter, ma della nostra società - Wow! - si sostiene che «la tragedia della squadra nerazzurra assomiglia a un saggio sulla fine del maschio etero bianco». Tesi (non così originale): l'Inter, e per estensione l'Italia, e per estensione il vecchio Occidente, è indietro vent'anni rispetto al «PSG dei ventenni, meticciato, Playstation con l'oro degli sceicchi, turbo capitalismo, striscioni ProPal e Doué stella di casa». Mancava una battuta su Acerbi come simbolo del patriarcato tossico o Dimarco fascio.






