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Giocare senza tifo priva la squadra di casa di un indiscutibile vantaggio
Non è più la stessa cosa, ma il calcio è nato ben prima dei suoi ultrà e sopravviverà anche senza di loro. Il paradosso sono le centinaia di ragazzi che durante le partite restano a tifare fuori da San Siro, pur avendo il biglietto o l'abbonamento in tasca, regolarmente pagati, in solidarietà a quelle poche decine di persone cui è stato vietato l'ingresso allo stadio. Gli ultras non sono criminali, ma non possiamo scordarci che i criminali si erano impadroniti delle curve di San Siro, come le inchieste hanno ampiamente dimostrato. Da lì le restrizioni, al bando prima i tamburi e gli striscioni, da quest'anno direttamente le persone non gradite, anche se incensurate o non daspate (pare non più di 150 fra Inter e Milan). Con i club che accolgono i suggerimenti della Procura e magari ne approfittano anche per colpire chi li ha contestati (il Milan l'ha scritto direttamente a chi ha lasciato fuori). Giocare senza tifo priva la squadra di casa di un indiscutibile vantaggio, un po' come al tempo del covid, solo che nel 2020-21 il danno era uguale per tutti, stavolta Inter e Milan patiscono una penalizzazione pesante, che poi è proprio quella che vogliono infliggergli coloro che potrebbero entrare e non entrano e se entrano non cantano. Punire la società perché lascia fuori i capi popolo, finendo per punire la squadra di cui sono innamorati. E infatti andranno in trasferta e là tiferanno. Resta che a Milano entrano ogni volta 70mila persone e urlare e cantare non è vietato in nessun settore. Lunedì, la versione nerazzurra di San Siro ha dimostrato che è possibile farlo.






