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Passo indietro per evitare il commissariamento, poi il calcio sceglierà l'eventuale successore. Ipotesi Malagò

Finito l'assedio della Bosnia all'Italia di Gattuso, un minuto dopo è cominciato quello della politica e dei social alla poltrona di Gabriele Gravina, presidente della federcalcio. Doveva aspettarselo. Aveva già bucato il mondiale precedente con l'incredibile eliminazione al primo turno di play off con l'Irlanda del Nord: solo che in quella circostanza gli valse il bonus dell'europeo conquistato un anno prima, nel 2021, a Wembley. È arrivato il carico da novanta, perché le improvvide dichiarazioni di Gravina a proposito di paragoni con lo status degli altri sport ("noi professionisti, loro dilettanti") hanno scatenato reazioni velenose. Lotito, secondo indiscrezioni, avrebbe lanciato una raccolta firme in Senato addirittura. Ieri mattina, poi, mentre Gravina si recava negli uffici di via Allegri, imbrattati dal lancio anonimo di uova, è arrivato l'ultimatum di Andrea Abodi, ministro per lo sport. Secco e perentorio: "Chiederò personalmente a Gravina di dimettersi. Abete e Tavecchio lasciarono dopo i loro fallimenti perché ebbero un sussulto di dignità. In caso contrario potrebbero esserci i presupposti per il commissariamento della Figc".