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Con l'ex Coni 18 club, Marotta regista. Sfida dal n°1 dilettanti col 35%. Abodi pro commissario

In poche ore lo scenario elettorale del calcio italiano si è definito. C'è il candidato forte espresso dalla A, Giovanni Malagò, un curriculum di dirigente sportivo invidiabile, e lo sfidante Giancarlo Abete, presidente dei dilettanti già n°1 Figc e dimissionario nel 2014 dopo il naufragio del mondiale brasiliano. La prima mossa è avvenuta ieri mattina a Milano durante l'assemblea dei club guidata da Ezio Simonelli: Luca Percassi ad dell'Atalanta ha presentato le firme di 17 società cui in diretta si è aggiunto Carnevali del Sassuolo, tutti favorevoli a Malagò. Quasi un plebiscito. Si sono astenuti solo Lotito della Lazio e Lanzi del Verona precisando che «il dissenso non è sulla persona ma sul metodo». E proprio Lotito ha poi chiarito: «Servirebbe un commissario per azzerare tutte le norme e rifondare il sistema. Ora voteremo con la legge n.91 del 1981, vecchia di 45 anni». Simonelli ha lanciato segnali distensivi verso il governo e preparato il secondo appuntamento: lunedì alle 14 Malagò si presenterà alla Lega di serie A per illustrare il suo programma integrato dalle richieste dei presidenti. Marotta ha spiegato l'accelerazione della A: «Il calcio italiano è malato e c'è bisogno di una terapia importante». Ricevuto il mandato infatti Malagò si è detto pronto a consultare le altre componenti del calcio per andare a caccia dei voti indispensabili per l'elezione: serviranno il 50% più uno partendo dal 18% disponibile. Non è una impresa facile.