"È una sfida che mi affascina ma sono realista e ci sono delle situazioni che oggettivamente possono creare molte complicazioni al mio modello di vita, devo fare tante riflessioni". Giovanni Malagò, ospite del podcast Sette Vite di Hoara Borselli, non nasconde di essere tentato dal ruolo di ‘salvatore’ del calcio italiano dopo l'investitura ricevuta dalla Lega di Serie A. "Io non mi sono candidato, qualcuno che rappresentava la Lega di serie A è venuto a chiedermi di una mia eventuale disponibilità. Avevo risposto che non mi sembrava corretto dare una risposta ma che se ci fossero stati dei passi formali, un attestato formale, avrei iniziato a fare dei ragionamenti. Il prerequisito è che ci deve essere una componente che ti indica, altrimenti non ti iscrivi nemmeno alla corsa, a quel punto devi parlare con le altre componenti e vedere cosa pensano e siamo in questa situazione. Poi si potranno tirare le somme e fare le valutazioni".

Presidenza Figc, è sfida tra Giovanni Malagò e Giancarlo Abete

di Andrea Sereni

Malagò: "Senza questo consenso avrei già detto di no”

Malagò ammette di essere rimasto piacevolmente sorpreso dall'unità mostrata in via Rosellini sul suo nome. "È abbastanza impressionante che un mondo famoso per la sua complessità, litigiosità e forte esuberanza di personalità, con 19 società su 20, indichi un soggetto terzo, molto conoscitore della situazione ma esterno, per chiedergli se può dargli una mano. È stato un unicuum, per decenni hanno fatto fatica ad arrivare a una maggioranza semplice. Fa riflettere, altrimenti avrei già declinato. Se le cose sono complicate e ritieni di avere una certa dinamica di consenso importante, significativa, non dico che tutto si risolve ma è più facile che sei in grado di trovare delle risposte positive alle problematiche che sono sul tavolo. Perché hanno pensato a me? Una risposta potrebbe essere che sono una persona credibile e molto affidabile, anche per chi non mi ama particolarmente".