Un appoggio che è andato oltre le aspettative. Giovanni Malagò ha incassato il supporto di ben 18 società di Serie A su 20 per la candidatura a presidente della Figc alle elezioni del 22 giugno per designare il successore di Gabriele Gravina, che si è dimesso dopo il naufragio dell’Italia al playoff mondiale con la Bosnia. Ma subito dopo, anche Giancarlo Abete ha rotto gli indugi: «Chiederò al Consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò da parte delle società di Serie A, cioè di poter - attraverso una condivisione della candidatura - presentarmi seguendo la logica di discutere prima i contenuti e poi vedere quale è il punto di caduta sui nomi».

Proprio l’ennesima amarezza azzurra, che ha determinato la terza estromissione mondiale consecutiva, ha spinto la massima divisione a rompere gli indugi per prima tra tutte le componenti federali indicando il suo nome: «Abbiamo voluto reagire subito al dramma della delusione della nazionale per risollevare la Serie A e il calcio italiano in generale. Non abbiamo voluto perdere tempo. Malagò è una persona di grande successo», spiega il presidente della Lega, Ezio Simonelli. Solo Lazio e Verona non hanno espresso il proprio gradimento a Malagò. Claudio Lotito, senatore di Forza Italia oltreché proprietario della Lazio, interpreta la contrarietà del governo di centrodestra a Malagò, già emersa chiaramente ai tempi della presidenza Coni del dirigente sportivo romano.